INVITO AL CHARITY PARTY

di Stefano Leanza

Il Charity Party che state per vedere non è la caricatura di una parte del Paese (tipicamente quella più benestante e ipocrita; radical-chic si direbbe con un’espressione talvolta abusata). Lo è piuttosto dell’intero Paese, il nostro, e delle sue logiche, teoricamente occulte ma in realtà chiare a tutti.

Tom Wolfe, giornalista americano che del termine radical-chic fu inventore, raccontò come Leonard Bernstein per il ricevimento organizzato nel suo lussuosissimo attico a Manhattan si privò per un giorno dei suoi inservienti neri: ospite della serata era il movimento delle Black Panthers. Farsi servire da camerieri coloured sarebbe stato decisamente poco progressista. Nel nostro Charity Party invece il maggiordomo resta eccome: e non si salva nemmeno lui, pronto a rifarsi su chi sta appena peggio.

È un’Italia opposta all’alta borghesia para-rivoluzionaria descritta da Montanelli nella sua commedia Viva la dinamite. Qui di rivoluzionario non c’è assolutamente nulla: è l’aristocrazia (e non solo) di un’ineluttabilità di casta che comprende tutto, peggio che gattopardesca. Un nulla cambi perché nulla cambi. Una grande festa/farsa che coinvolge arrampicatrici di nobiltà, star, presenzialisti di professione (se di professione si può parlare per un principe), approfittatrici e approfittatori, porporati, lavoratori apparentemente indefessi, disgraziati a libro paga, grandi industriali (i più pronti a vendersi), politici, banche, imprese decotte, fondazioni internazionali… Una società di amici degli amici e di capitalismo clientelare; dove il servo, più che oppresso, è solo l’altra faccia del padrone. Non si salva nessuno se non chi è assente: in questo caso gli immigrati clandestini, ridotti a foglia di fico della cialtroneria da riflettori, oggettificati in un simbolo che è al tempo stesso motivo di esibizione e fonte di imbarazzo.

Solo un inquietante monito sembra rivolgersi agli ospiti di questa grande festa e agli spettatori come se alla fine si confondessero in un tutt’uno: Senza di voi la Fondazione non avrebbe vita. Siete voi la linfa vitale di questo grande progetto.

La frase

È un’Italia opposta all’alta borghesia para-rivoluzionaria descritta da Montanelli nella sua commedia Viva la dinamite. Qui di rivoluzionario non c’è assolutamente nulla: è l’aristocrazia (e non solo) di un’ineluttabilità di casta che comprende tutto, peggio che gattopardesca. ”

Stefano Leanza